Addio a p. Enzo Bianchi

Oggi è morto Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose. Ci sono uomini di Chiesa che appartengono a un'epoca. E ce ne sono altri che, attraversando il proprio tempo, riescono ad aprire strade sulle quali altri continueranno a camminare. Enzo Bianchi è stato uno di questi. Monaco, biblista, scrittore, predicatore, uomo di cultura. Ma soprattutto uomo della Parola e del dialogo.
Quando nel 1965 diede inizio all'esperienza di Bose, contribuì a immaginare una forma nuova e insieme antichissima di vita monastica: uomini e donne, provenienti da diverse confessioni cristiane, riuniti attorno al Vangelo, alla preghiera, al lavoro, all'ospitalità.
Fu un pioniere dell'ecumenismo, convinto che ciò che unisce i cristiani sia infinitamente più grande di ciò che nel corso della storia li ha divisi.
Fu un grande conoscitore della Scrittura, ma seppe fare una cosa ancora più difficile: portare la Bibbia fuori dalle biblioteche degli specialisti e restituirla alla vita quotidiana delle persone.
Ha parlato di Dio senza dimenticare l'uomo.
Ha parlato ai credenti senza avere paura delle domande dei non credenti.
Ha dialogato con la cultura laica senza rinunciare alla propria identità cristiana.
Ha scritto libri, articoli e meditazioni che hanno accompagnato generazioni di persone nella ricerca di Dio, nel dolore, nella solitudine, nella preghiera e nella difficile arte del vivere insieme. E poi venne anche per lui il tempo della prova. L'allontanamento dalla comunità che aveva fondato fu certamente una delle pagine più dolorose della sua vita. Avrebbe potuto ritirarsi nel silenzio e vivere soltanto dei ricordi di ciò che aveva costruito. Invece ricominciò. A quasi ottant'anni nacque una nuova esperienza, la Casa della Madia, ad Albiano d'Ivrea. Forse anche questo rimarrà come uno dei suoi ultimi insegnamenti: nella vita spirituale non esiste un'età nella quale sia troppo tardi per ricominciare. Enzo Bianchi lascia libri, pensieri, incontri, amicizie, discussioni e anche controversie. Come accade agli uomini che non attraversano la storia in punta di piedi. Ma lascia soprattutto una domanda che riguarda ciascuno di noi: siamo ancora capaci di ascoltare l'altro senza avere paura che la sua diversità metta in discussione la nostra identità? In un tempo nel quale persino tra cristiani sembra talvolta più facile alzare muri che costruire ponti, la sua testimonianza continua a ricordarci che il Vangelo non teme il dialogo. Oggi ILARIOS saluta con gratitudine fratel Enzo Bianchi. Un uomo che ha cercato Dio nella Parola, lo ha accolto nell'ospite, lo ha cercato nel fratello diverso e ha provato, fino alla fine, a raccontarlo agli uomini e alle donne del nostro tempo. Grazie, fratel Enzo. Ora il tuo lungo cercare diventi incontro.
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